Banche: task force al via per rinegoziare le rate di rimborso dei crediti

Le imprese indebitate che beneficiano della moratoria possono approfittare della disponibilità degli Istituti di Credito

Tutte le imprese che stanno beneficiando della moratoria, estesa sino al 31 Luglio 2021 e riguardante la sospensione delle rate di rimborso di prestiti, leasing, mutui, possono tirare un sospiro di sollievo: le banche si stanno infatti organizzando per la rinegoziazione di tali debiti al fine di sostenere le imprese clienti anche nei mesi successivi alla scadenza della suddetta moratoria.

Facciamo un passo indietro per comprendere tutti i passaggi.

Nel breve volgere delle prossime 12 settimane gli Istituti di Credito rischiano di doversi scontrare con un problema operativo di non facile né immediata soluzione. A fine settembre 2020, durante la seconda ondata Covid-19, l’EBA (European Banking Authority) concesse alle banche un’estensione delle moratorie sui crediti fino al 30 giugno 2021. Nel mezzo di questa terza ondata, ci si domanda, a vari livelli istituzionali e non solo, se ci sarà un’ulteriore proroga del trattamento contabile favorevole per le banche.

Nelle Faq di fine gennaio, l’EBA ha chiarito che eventuali concessioni o estensioni post 30 settembre 2020 devono rimanere circoscritte entro la durata di 9 mesi per essere considerate Eba compliant. Entro tre mesi, quindi, i nodi rischiano di arrivare al pettine. Per quanto riguarda l’Italia, il volume di crediti oggetto di moratoria ammonta a 300 miliardi, una parte dei quali va in scadenza già a partire dalle prossime settimane.

 “Se si considera che almeno il 20% dei crediti oggetto di moratoria saranno a rischio, le banche si troverebbero a dover gestire di colpo oltre 60 miliardi di nuovi Npl – spiega Lorenzo Macchi, partner di Kpmg – un “effetto scalino” che, a prescindere da eventuali deroghe di Eba, tutte le banche italiane stanno cercando di evitare azionando opportuni rimedi che coinvolgono l’intera organizzazione della gestione del credito.”

Quindi, se da un lato è certamente in corso un’azione politica di moral suasion sull’Autorità Europea per una proroga del trattamento delle regole di emergenza, dall’altro lato si avverte l’insistenza della Vigilanza sia di BCE che di Banca d’Italia soprattutto nei confronti degli istituti “less significant” affinché non si facciano trovare impreparati al momento in cui verrà sancita la fine delle moratorie sul credito. In particolare, dopo la lettera alle banche inviata il 4 dicembre scorso, la Vigilanza insiste col suo pressing serrato specificando che non bisogna aspettare la fine delle moratorie per classificare a default i crediti ormai inesigibili.

In tutta risposta le banche si stanno attrezzando: a) facendo accantonamenti straordinari “anticipati” nei bilanci 2020; b) riorganizzando i processi per la revisione del rischio di credito nonché per l’attivazione di soluzioni che consentano di “traghettare” oltre il periodo di crisi le imprese che possono rilanciarsi.

Sul fronte degli accantonamenti, secondo le elaborazioni di Kpmg, nel 2020 le prime sei banche italiane hanno aumentato in media le “coperture” del 30% e hanno incrementato del 17% i crediti in Stage 2, ovvero prestiti in bonis ma a rischio crescente di deterioramento.

Nel rapporto titolato “Come uscire in maniera ordinata dal regime di moratoria”, Kpmg ha individuato 2 Linee-Guida di intervento adottate da parte delle banche:

1) La prima riguarda le imprese clienti e prevede il confronto tra i flussi di cassa pre-Covid e quelli del contesto attuale. Sulla base delle analisi effettuate, le banche potranno “decidere di mantenere i fidi con l’acquisizione di garanzie, statali con controgaranzia Confidi, e/o procedere all’allungamento delle scadenze e quindi all’erogazione di nuova liquidità con garanzia Mcc”.

2) La seconda riguarda i clienti privati e prevede che vengano effettuate verifiche in tempi rapidi sulla situazione reddituale (accredito sul conto di stipendio o Cig) nonché analisi dei flussi di cassa e della posizione finanziaria (verifica dei movimenti sul c/c) al fine di settare il processo decisionale riguardante la richiesta di nuove garanzie personali e/o di rinegoziazione di tassi e scadenze.

Per riuscire nella verifica di milioni di posizioni in tempi rapidissimi, servirà uno straordinario sforzo organizzativo da parte delle banche. “L’attività sarà coordinata dalla aree risk management e crediti – spiega Macchi – ma dovranno essere coinvolti, anche rafforzando il personale dedicato, gli addetti ai fidi delle aree territoriali per la gestione dei mid e large corporate e i direttori di filiale per le posizioni retail”.

In conclusione, per gestire lo “scalone” degli oltre 60 miliardi di nuovi NPL che riguarderanno milioni di clienti, le banche si stanno già attrezzando per dare vita a vere e proprie task force. Queste ultime hanno anzitutto il compito di discutere con la clientela l’allungamento dei tempi di ripresa del pagamento di mutui e finanziamenti dopo la naturale scadenza delle moratorie. L’apertura di questi tavoli di contrattazione fra banche e imprese consentirà di evitare numerose insolvenze.

La notizia genera grande sollievo considerando le difficoltà oggettive in cui versa tutto il sistema produttivo italiano.

LCA si rende disponibile nei confronti delle imprese che si trovino in situazioni di questo tipo per assisterle nei processi di rinegoziazione dei debiti contratti.